La storia

La storia di Barberino Val d'Elsa è legata alla distruzione di Semifonte da parte dei Fiorentini nel 1202. Il suo sviluppo fu legato soprattutto al fatto di essere sulla Strada Regia Romana che collegava Firenze con Roma. La sua forma urbana è a pianta ellittica e si conservano le due porte di accesso al borgo (porta Romana è integra, porta Fiorentina è ricostruita). Il palazzo Pretorio in facciata conserva numerosi stemmi del  XV secolo.

Semifonte, la città scomparsa

Semifonte, la città scomparsa



Nel Comune di Barberino Val d’Elsa possiamo incontrare il sito archeologico medioevale di Semifonte, che derivava il proprio nome dalla corruzione del latino summos fons, sorgente sull’altura, dato che si collocava proprio sulla sommità di una collina. Questo borgo conobbe in un breve volgere di tempo la nascita, la potenza e il definitivo oblio.
Nel 1181 il conte Alberto degli Alberti, per contrastare l’espansione fiorentina, intraprese la costruzione di una fortezza che dominasse la Via Volterrana e la Via Francigena: questo castello in breve tempo si trasformò in un potente borgo, difeso da tre chilometri di bastioni, con quattro porte, un mastio, sette chiese e trecento abitazioni. Fin dall’inizio Firenze, allarmata dalla collocazione strategica della nuova fortezza, tentò in ogni modo di contrastarne la crescita, ma lo sviluppo urbanistico ed economico del nuovo insediamento fu rapidissimo, tanto che all’epoca a Semifonte si cantava “Va Firenze, fatti in là che Semifonte divien città”..
Anche Dante, nel Paradiso, la cita come centro di primaria importanza. « Se la gente ch'al mondo più traligna non fosse stata a Cesare noverca, ma come madre a suo figlio benigna,tal fatto è fiorentino e cambia e merca, che si sarebbe volto a Simifonti, là dove andava l'avolo alla cerca » (Dante Alighieri, Paradiso XVI,58-63)

Firenze non poteva permettere che i Semifontesi, combattenti coraggiosi ed abili mercanti, si espandessero a sue spese, e non interruppe mai le ostilità. In un primo momento Semifonte poté godere dell’aiuto delle piccole città limitrofe, come Colle e San Gimignano, contrarie all’egemonia fiorentina, ma nel 1200 anche il conte Alberto IV, per salvare il resto dei suoi domini feudali, si accordò con il Comune di Firenze vendendogli per quattrocento libbre la sua metà dei diritti sul castello. L’isolamento diplomatico e la carestia, l’uso di terribili macchine da guerra e il fuoco greco portarono, infine, nel 1202, alla resa della fortezza. Gli abitanti ebbero salva la vita, ma la città fu rasa al suolo pietra su pietra. La demolizione si protrasse per anni e il materiale lapideo fu recuperato ed impiegato per erigere una potente cinta muraria a Barberino Val d’Elsa..
Alla distruzione sopravvisse solamente l’odierno abitato di Petrognano, poiché si trovava fuori dal circuito murario della città: si tratta del cosiddetto “Borgo”, che in realtà doveva essere anch’esso fortificato, e che durante l’assedio fu conquistato per primo dalle milizie fiorentine. Vi si possono vedere oggi le strutture di tre case - torri e di alcuni bastioni. Di Semifonte non rimase nemmeno la memoria.
La curiosità: per quattro secoli rimase in vigore la legge che vietava di costruire sulle terre dove era sorta Semifonte, finché nel 1597, su progetto di Santi di Tito e per volontà di Giovanni Battista di Neri Capponi, che ottenne dal Granduca Ferdinando I una speciale deroga, fu eretta, ove un tempo si trovava la piazza centrale del paese, una cappella a pianta ottagonale dedicata a San Michele, che riproduceva in perfetta scala di uno a otto quella di Santa Maria del Fiore di Firenze, innalzata dal Brunelleschi.